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Le Origini di David Geremberg



Ricordo ancora quando all’entrata della Standa vidi due VHS esposte in vetrina: Tutti a Hollywood Coi Muppet e Giallo in Casa Muppet. Non sapevo cosa diavolo fossero, però implorai ugualmente mia zia di regalarmele. Ho visto quei lungometraggi fino alla nausea e temo di ricordarli ancora a memoria.


A quell’età gli amici del parco giochi ignoravano l’esistenza di questi pupazzi, e le cose non cambiarono di molto una volta cresciuto. Certo, c’è chi sa riconoscere Kermit la Rana, ma oltre a descriverlo con l’aggettivo verde non avrà nient’altro da dire. Parliamo di una serie del 70, ma negli anni i Muppets sono stati rilanciati numerose volte al cinema, in tv, su internet e facendo camei di ogni genere. Anche nel 2020 si sta già parlando di un ritorno. Le celebrità descrivono il loro incontro con Kermit come uno dei momenti più importanti della loro carriera. Se persino un tipo come Quentin Tarantino ne parla con tanto entusiamo, allora non devono essere poi così male, no? Sicuramente meglio di Gommapiuma!


Quentin Tarantino incontra i suoi Muppet preferiti

Eppure per qualche ragione, in Italia sembra non abbiano lasciato il segno, e nominandoli è come se evocassimo programmi dell'infanzia come Bim Bum Bam, l'Albero Azzurro e La Melevisione. Ma non c'entrano assolutamente un cazzo: il loro metahumor non ha niente da invidiare alle commedie applaudite oggigiorno; sono capaci di strappare una risata senza malizia e di commuovere con le loro canzoni. Per essere dei fantocci è incredible quanto sembrino vivi. Ma non è questo il momento per analizzare la creazione di Jim Henson.


E infatti ora cambierò discorso, ma non troppo!


Ci troviamo al FAO Schwarz, storico negozio di giocattoli di New York. In questo luogo scopro l’esistenza di una piccola aerea chiamata The Muppet Whatnot Workshop, dedicata alla creazione di un vero e proprio Muppet. Lo conci come preferisci e dopo puoi infilargli un braccio su per il culo fino ad arrivare al cranio e manovrarlo a tuo piacimento. La scelta è tra tre corpi diversi, con una gamma variegata di occhi, capelli e costumi. Ci sono gli sconti! Che fai, non lo compri?


E infatti lo prendo!

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare non si trattò di un acquisto nerd e passionale (certo...), ma il mio obiettivo era quello di utilizzare il pupazzo per fare dei corti. Fortunatamente gli anni passati ad osservare Fozzie e Gonzo mi avevano fornito inconsciamente alcuni trucchetti utili per dare vita a oggetti inanimati. Questa cosa l’ho capita quando notai che chi mi chiedeva di fare un giro di mano in culo col pupazzo non era nemmeno in grado di farlo parlare a sincrono, mentre per me è sempre stato naturale.


David Geremberg delizia gli amici durante un picnic a Central Park

Continuo a chiamare questa massa di gommapiuma pupazzo, ma effettivamente alcuni sanno perfettamente che risponde al nome di David Geremberg. Quello che però molti ignorano è l’origine del suo nome. Nasce dalla mente di Nicolò Barabino, che fin dai banchi di scuola mi raccontava i suoi sogni, e non perché ne sentisse il bisogno, ma solo perché ero io a mostrare interesse per alcune delle storie più sgangherate che abbia mai sentito.

Lui è tra quelle persone che li ricorda molto bene, e adoro quando li espone con un certo distacco, facendo intendere che le situazioni che lo vedono protagonista non rispecchiano necessariamente il suo volere, ma ciononostante - in queste storie - lui ha scelto di reagire in quel modo e non può farci niente.


Un classico della sognologia di Barabino vede la partecipazione del nonno, che in questo aneddoto fantastico prova un odio esagerato per il pianoforte. Il sognatore lo riceve in dono, e l'ira dell'anziano è così tanta da spingerlo a scaraventare il regalo nella cosiddetta stanza del fuoco, accessibile senza troppa fatica aprendo una porta situata esattamente nella propria casa.


Memorabile anche il sogno in cui i Rolling Stones si preparano per un concerto che si terrà a casa sua, con esattezza in camera del fratello in un soppalco distante appena un metro dal soffitto. Mike Jagger lo accoglierà donandogli il modellino di una macchinetta e raccomandandogli di smettere di fumare.


Ma è meglio concentrarsi su quello in cui Barabino si trova ad Osilo (SS) e un ragazzo alla mano si presenta dicendogli questa frase: “Vengo dalla terra dove parlò il profeta David Geremberg!”. Appurare che questa persona non è mai esistita aveva qualcosa di buffo e misterioso. Ancora più strano sapere che googlandolo i risultati erano scarsissimi. Anni dopo sembrò ricondurre a un essere vivente perché una signora brasiliana scrisse un lungo messaggio sulla sua pagina facebook convinta si trattasse di un medico.


Il nome misterioso parve calzante per l'elegante pupazzo arancione che calzavo col braccio. E da lì grandi progetti per lui: “ah, ci farò un sacco di video, magari una serie… sarebbe figo un film dove lui fa l’investigatore!”. Ma come spesso (mi) succede, non ebbi modo di concretizzare nessuna di queste idee, nonostante alcune fossero scritte e praticamente pronte per essere girate. Una in particolare aveva un grande potenziale sul tubo. E pensare che da lì a poco venne pubblicata proprio su Youtube Italia una serie chiamata Nonno Giò. Faceva cagare.


Parlando di cose brutte, l’unico vero corto con protagonista David Geremberg (escludendo video generici caricati sul mio canale) è talmente mal riuscito che quasi lo stavo per dimenticare. Ignoro il titolo e non so nemmeno dove reperirlo, ma ne ho memoria grazia a degli scatti. Nel 2014 i compagni di corso delle scuole civiche parteciparono al 48 ore di Milano, contest che richiedeva di scrivere e girare un corto in soli due giorni. Eravamo in tanti, e il mio contribuito fu quello di rimanere inginocchiato per le strade di Milano, tra il sole di luglio e il comodissimo asfalto incandescente, mantenendo un braccio sudato ricoperto di gommapiuma per aria, attendendo inutilmente gli ordini di due registi confusi.


La gloria David l'ha raggiunta attraverso altre strade, con precisione l' 11 Agosto 2011 ad Alghero durante un concerto di Caparezza. Tra le cose che ho sempre apprezzato dell’artista di Molfetta c’è la capacità di infilare riferimenti molto distanti fra loro nello stesso pezzo, tipo l'Amiga, la Divina Commedia, Bud Spencer, Carosello, Manzotin, Funari, Polifemo, Kraftwerk... (sto inventando, non esiste una canzone del genere, ma avete capito cosa intendo...)


Mi piace quando un autore mostra interesse per ciò che apprezzo, soprattutto quando si tratta di qualcosa di poco mainstream. Come quando ne La Rivoluzione Del Sessintutto nominò brevemente Zappa, uno dei miei artisti preferiti e che non sempre viene considerato. Apprendere che oltre la citazione c'era effettivamente anche tanta stima nei confronti del baffone mi fece ancor più piacere.


Tenete a mente questo quando vi dico che mi presentai al concerto col pupazzo, deciso a tirarlo fuori SOLO durante un unico verso del pezzo “E Chi Se Ne Frega Della Musica”.

Non ero sicurissimo che avrebbe l'avrebbe cantato, ma una volta cominciato ero già pronto ad ergere David tra la folla non appena Capa avrebbe pronunciato: “tanto gli artisti veri, sono veri come I Muppet”. E così feci!


Sbucò tra i giovani, gli feci fare la classica risata con la testa all’indietro, un cenno con la mano e poi giù. That's it!


A quel punto l’impossibile: Caparezza termina il pezzo e rende il pubblico partecipe di quanto è accaduto. “E per dimostrarvi che i miei fan sono i migliori, tra il pubblico c’è qualcuno con un Muppet! Fatti vedere, FATTI VEDERE!” e David emerge nuovamente per un ultimo saluto al pubblico dell'Eretico Tour. A rendere la storia più epica ci pensò un conoscente, che andò a raccontare l’episodio aggiungendo un finale alla In Viaggio con Pippo: Caparezza decide di farmi salire sul palco.


Foto scattata dopo il concerto. C'era anche David, ma rimase nella sua borsa.

In 8 anni questo rimane l’unico episodio degno di nota per Mr. Geremberg. Ormai le sue apparizioni si sono ridotte a zero, al massimo ha una breve comparsata sulle mie storie di Instagram, ma niente di più. Riuscirà mai a superarè il momento raggiunto ad Alghero?

Non credo. Però il video che gli sto preparando è molto carino. Gli do quest'ultima possibilità, e se topperà/ò ancora lo manderò definitvamente in pensione, lasciandolo appeso alla parete, perché non merita di vivere, ma di essere collezionato.


PS: 22 Aprile 2014 - Feltrinelli di Viale Piemonte a Milano. Firma copie per l’uscita dell’album Museica. Incontro Caparezza e con molto entusiasmo gli faccio un’unica domanda:


- “Hai visto il nuovo film dei Muppet?”

- “No… avrei dovuto?”


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Fry J. Apocaloso
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