• Apocaloso

Chi è Pietro?


Non ho idea di che fine abbia fatto Pietro. Vorrei tanto ricordami il cognome, e mi piacerebbe tanto avere memoria della sua voce. Quel poco che mi rimane di questa persona è congelato nel tempo. Lui rimarrà per sempre bambino, eternamente portatore di grembiule blu. Non posso immaginarlo diversamente, e tutto ciò che so di lui è comunque incompleto, filtrato dal mio occhio innocente.

Ero solo un bimbo quando lo conobbi. E a dire il vero, Pietro non era nemmeno uno con cui andavo così d’accordo. Ci avrò parlato pochissimo con lui. Però mi chiedo sempre: ma che fine avrà fatto Pietro? Riuscirei a riconoscerlo se lo incontrassi in fila alle poste? E cosa mai gli potrei dire? Probabilmente non vorrei manco ascoltare ciò che pensa, perché è uno sconosciuto. Io non so chi cazzo sia Pietro. Non escludo però che la sua vita possa essere interessante, probabilmente più frizzante e significativa della mia. Lo immagino sposato, Pietro.

Era un bambino bruttino. Indossava degli occhiali che lo facevano sembrare un roditore. Quando sorrideva c’era qualcosa di sinistro in lui. Si muoveva come un lillipuziano, con un passettino deciso e goffo. Ma Pietro, che io ricordi, non era così esilarante. Ammetto che il bigliettino di compleanno che mi consegnò in prima elementare era il più simpatico: una tessera simile ad una carta di credito, con un bel disegno di Obelix stampato sopra. C'era scritta una cosa divertente, ma non ricordo quale fosse. Aveva un non so che di elegante. Una roba veramente insolita. Forse è per questo che mi è rimasta impressa. Era una scelta originale, e nessuno ha mai ripetuto questo gesto. Che poi, a dirla tutta… mica lo scelse lui il biglietto. Sarà stata la mamma.

Io non ho mai voluto bene a Pietro. Era solo un mio compagno di classe, e ho il dubbio che ci fosse stato solo in prima elementare. Anzi… ne sono quasi certo. Spiegherebbe perché di lui so così poco. Per quanto ne so potrebbe anche essere morto, forse quando era proprio un bambino. A quel punto il ricordo che ho di lui sarebbe uguale per chiunque l'abbia conosciuto e frequentato. Eternamente bimbo nei ricordi e nella realtà.

Mi viene in mente che nella settimana di Pasqua del 1995 la maestra ci fece disegnare la risurrezione di Gesù. Una rara giornata dedicata al gioco e con la sublime consapevolezza che saremo usciti prima, dando così il via alla momentanea chiusura delle scuole per qualche giorno di vacanza. E questo, per me, non era evidentemente abbastanza, perché ero persino convinto che fosse pesce d’aprile. Io ero convito che pesce d’aprile durasse tutto aprile. Non so se lo dedussi io, se qualcuno me lo fece credere o se nel 95 Pasqua cadesse il primo Aprile (lo escludo). Sta di fatto che nessuno m’impedì di fare uno scherzone a un compagnetto di classe. Sapete già di chi sto parlando.

I banchi erano disposti eccezionalmente a ferro di cavallo, disegnavamo Cristi e uova con fermento, tant’è che Pietro decise di proseguire la sua opera alzandosi in piedi e stravaccandosi con peso sul banco. Capì che si trattava di una squisita occasione per eseguire un classicone adatto per la giornata; e senza molta originalità gli levai la sedia da sotto il culo. Non passò molto che lo vidi schiantarsi deciso al suolo. Un tonfo esilarante quanto pericoloso considerando la sicurezza con cui provò a posarsi sul nulla.

Mi sentivo brillante per la riuscitissima esecuzione della birbonata. La trovai esilarante. Pietro un po’ meno. Il suo pianto allertò immediatamente la maestra, che non mancò di rimproverarmi, rovinando così quel momento che per me era solo la ciliegina sulla torta chiamata vacanze di Pasqua. Ebbi il coraggio di discolparmi, puntualizzando che si trattava di un pesce d’aprile, come se questo avrebbe placato le lacrime del povero Pietro, cancellando così il dolore e l’umiliazione. Una precisazione doverosa quanto inutile, che mi fece però apprendere il vero significato del pesce d’aprile, o almeno dove collocarlo e come eseguirlo senza necessariamente infliggere desolazione.

Chissà se Pietro si ricorda di tutto ciò. E quale sarebbe il suo punto di vista in merito? Come avrà affrontato lui quella botta? Ancora… mi domando se questo episodio sia traumatico per lui. Forse Pietro ora rimane diffidente verso le sedie. Deve sempre verificare che qualcuno non sia nei paraggi, e prima di sedersi molla un’occhiata. Guardingo e circospetto poggia prima le mani e poi ci si siede con massima cautela. E questa cosa lui la esegue senza saperne la ragione. E lui non sa che la sua mancanza di fiducia verso la famiglia, gli amici, la fidanzata e lo stato nasce da un peccato originale commesso dal sottoscritto. Io ho rovinato la sua vita, e non so nemmeno come faccia di cognome. Io di Pietro non so niente.

Forse Pietro sa bene chi io sia. Pietro non dimentica chi gli ha provocato quel dolore che ormai lo definisce. Quella culata contro il pavimento è un tatuaggio che non lo rappresenta, ma che vede ogni mattina e impara ad accettare. Pietro è Pietro perché io l’ho reso Pietro. E lui lo sa, ricorda e forse non accetta. Un giorno potrei trovarmelo davanti e io manco me ne renderei conto. Non penserei mai “Hey, ma quello è Pietro!”. Ma zero eh… Lui invece so che me la farebbe pagare. Una vendetta consumata dopo 30 anni, inflitta senza pietà. Una valanga d’odio gettata con la forza di chi non si accetta, di chi non vorrebbe essere quel Pietro, ma un’altro Pietro.

Pietro, di me, non solo saprebbe il cognome. Pietro saprebbe tutto. Pietro sarebbe capace di nominare le mie prime cotte e rivelarmi dove vivono. Saprebbe determinare il mio gusto di gelato preferito, e ne rimarrei sorpreso perché io stesso non avrei una risposta convincente. Ma lui ha tenuto traccia di tutti i miei spostamenti, bisogni, pensieri e desideri. Pietro sa che io non avrei dovuto lavorare per mio padre, e avrei dovuto perseguire quel sogno di aprire un ristorante di pesce in Germania. Pietro conosce le mie paure e insicurezze, mi guarderebbe dritto negli occhi e sarebbe capace di piegarmi pronunciando poche parole. Parole che mi spiazzerebbero, più precise e taglienti di quelle che riuscirebbe a concepire il mio psicologo.

Io non so dove sia Pietro adesso, lo giuro. Non so come sia fatto e se mai tornerà prepotentemente nella mia vita per dirmi chi è e chi sono io.


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