• Apocaloso

I Videogiochi fanno Male!

Aggiornato il: ott 6

Impugnavo la pistola rosa e facevo fuori pulcini. Spappolarli era davvero soddisfacente, ma non c'era niente di sadico e violento in tutto questo; si trattava solo di uno dei miei giochi preferiti della sala giochi: Point Blank.



Colorato, variegato, imprevedibile; facevi una strage di scheletri e subito dopo ti ritrovavi un solo colpo in canna con cui centrare una misera foglia che cade dolcemente da un albero.

Era veramente divertente, ma non penso di averci mai passato troppe ore. Nonostante tutto trovarselo davanti non lasciava altra scelta che fargli ingoiare le 500 Lire.


Le cose cambiarono totalmente quando mi regalarono la versione per Playstation, con tanto di pistola grigia. Un'esperienza che non toglieva assolutamente niente alla versione arcade, eliminando totalmente il limite che per giocarci bisognava cedere costantemente spicciolame. Quindi le ore si moltiplicarono parecchio, permettendomi di migliorare i riflessi: cliccavo il grilletto sapientemente senza lasciarmi sfuggire niente.


Capitò però che tutta questa frenesia del grilletto facile portò a un trasporto eccessivo, assumendo poi dei risvolti deleteri: ognuno dei tre capitoli di Point Blank - sì, è una trilogia! Sì, li avevo tutti - aveva numerosi livelli, ma molte dinamiche si ripetevano. Erano frequenti quelli dove in pochi secondi si dovevano colpire più target possibili, oppure quelli dove si eliminavano dei gangster facendo massima attenzione a non colpire gli ostaggi. Buona valvola di sfogo erano quelli dove, in brevissimo tempo, si distruggeva un bestione ricoprendolo di pallottole fino a che esso non saltava in aria. Per garantire il successo della prova occorreva l'uso di un noto trucco tramandato nelle sale giochi: mano sinistra che impugna saldamente la pistola, destra con indice a mezz’aria che schizza all’impazzata tra ponticello e grilletto. Non esiste modo migliore per mandare 70 colpi a segno in 12 secondi.


Capitava di dividere il gioco con gli amici, con cui si lanciavano sfide mozzafiato. Un giorno mi ritrovai a dover utilizzare la tecnica durante un livello in cui un treno viaggia a tutta velocità verso il giocatore. In questo caso bisognava riempirlo di piombo prima che si schiantasse contro lo schermo mandandolo così in frantumi.



Per un giocatore navigato questi livelli erano belli quanto facili, perciò mi misi come al solito in posizione, pronto ad eseguire la caratteristica sgrillettata selvaggia, che probabilmente avrebbe potuto ugualmente regalare momenti intensi a tante donne sole. MA qualcosa andò storto. Con la precisione il mio collo.


Un dolore improvviso mi paralizzò, lasciandomi confuso e sofferente. Questo fastidio non ci mise molto ad aumentare, e gradualmente mi obbligò a voltare la testa verso sinistra.

Un male quasi insostenibile. Ruotare il collo era impossibile, e ne ebbi maggiori prove quando qualcuno tentò di farlo manualmente. Era da piangere, ma per chi osservava estremamente esilarante.


I giorni seguenti fui costretto a mantenere il capo girato verso sinistra, cosa che mi costrinse a trascorrere una giornata di scuola seduto di lato per non tenere il muso contro la parete. Dopo qualche giorno riacquistai la capacità di seguire il tempo con la testa ed esprimere disappunto dondolandola. Tutto tornò alla normalità, eccetto il mio spirito competitivo nei confronti del videogioco. Da quel momento ho sempre vissuto con terrore quegli schemi, e cominciai ad affrontarli con cautela. Eseguivo ancora la stessa tecnica, ma con più diffidenza e senza strafare. Vincere facile ok, ma meglio non rimetterci il collo.


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Fry J. Apocaloso
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